Fino a metà del 2022, l’edilizia in Germania era in piena espansione, con la costruzione continua di abitazioni, uffici e strutture pubbliche in tutto il paese, tanto da creare una situazione in cui le imprese edili erano sommersi dagli ordini. Tuttavia, l’impatto della pandemia e il conflitto in Europa hanno introdotto problemi legati all’approvvigionamento, all’aumento dei costi dei materiali e alla carenza di manodopera. Questi fattori sono stati ulteriormente aggravati dall’inasprimento della politica monetaria della BCE, che ha fatto lievitare i costi di finanziamento fino a circa il 400%, causando una significativa riduzione delle autorizzazioni a costruire (−25% nel 2023, con previsioni di −40% per il 2024) e il rinvio o la cancellazione di numerosi progetti.
Il crollo del settore ha portato a insolvenze di grandi costruttori e ha evidenziato un problema strutturale: in un paese in cui oltre il 50% della popolazione vive in affitto, la crescente impossibilità di realizzare abitazioni a prezzi accessibili sta minacciando sia il mercato immobiliare sia l’economia complessiva. Con l’aumento dei costi di costruzione e delle spese accessorie, il divario tra il prezzo sostenibile per l’affitto e quello effettivo diventa sempre più ampio. Il governo, consapevole della gravità della situazione, ha varato programmi di sostegno, inclusi un pacchetto da circa 20 miliardi di euro per l’edilizia popolare, aiuti per la riconversione di uffici in appartamenti, finanziamenti a tasso agevolato per il risanamento energetico e sgravi fiscali.
Per rilanciare il settore e ridurre il deficit abitativo – previsto in oltre 800.000 unità entro il 2027 – si auspica una ristrutturazione del sistema, con una maggiore digitalizzazione, semplificazione delle autorizzazioni, riduzione della burocrazia e maggiori incentivi alle imprese, in modo da dare nuova linfa all’economia e creare un ciclo virtuoso, nonostante l’incertezza sulle dinamiche future per i prossimi 3-5 anni.









